Notturno VIII edizione

R. Keydell, Nonni Panopolitani Dionysiaca, 2 vols., Berlin 1959, VII, 282-287; 302-313; 319; 322-333; 344-349.

[…]

«ἔννεπε, Νὺξ χρονίη, φθονερὴ πότε δύεται Ἠώς; /

ἀλλὰ σὺ δαλὸν ἄειρε Διὸς προκέλευθον Ἐρώτων, /

[…] / ζεῦξον ἐμοὶ τεὸν ἅρμα, φαεσφόρε καὶ σὺ

Σελήνη, / μαρμαρυγὴν πέμπουσα φυτηκόμον, ὅττι

γενέθλην / θεσπίζει γάμος οὗτος ἀεξιφύτου

Διονύσου, / καὶ Σεμέλης ἐρατοῖσιν ἐπαντέλλουσα

μελάθροις / λάμψον ἐμοὶ ποθέοντι σὺν ἀστέρι

Κυπρογενείης, / καὶ γλυκερὴν μήκυνε Διὸς

θαλαμηπόλον ὄρφνην». /

 […] /

πῇ μὲν ὑπὲρ λεχέων βοέην μυκώμενος ἠχώ, / […] /

πῇ δὲ λεοντείην πυκινότριχα δύσατο μορφήν, /

ἄλλοτε πόρδαλις ἦεν, ἅτε θρασὺν υἷα φυτεύων, /

πορδαλίων ἐλατῆρα καὶ ἡνιοχῆα λεόντων / ἄλλοτε

μιτρωθεῖσαν ὑπὸ σπείρῃσι δρακόντων / νυμφίος

ἀμπελόεντι κόμην ἐσφίγγετο δεσμῷ, / οἴνοπα

δινεύων ἑλικώδεα κισσὸν ἐθείρης, / Βάκχου πλεκτὸν

ἄγαλμα· δράκων δέ τις ἀγκύλος ἕρπων / θαρσαλέης

λιχμᾶτο ῥοδόχροον αὐχένα νύμφης / χείλεσι

μειλιχίοισι, κατὰ στέρνοιο δὲ βαίνων / ἀκλινέων

τροχόεσσαν ἴτυν μιτρώσατο μαζῶν, / συρίζων

ὑμέναιον, ἐυσμήνοιο μελίσσης / ἡδὺ μέλι προχέων, οὐ λοίγιον ἰὸν ἐχίδνης. / […] /

[Di notte, desiderando raggiungere il letto di Semele, / (Zeus) volge l’occhio a occidente: quando verrà la dolce sera? / Rimprovera a Fetonte di prolungare l’ora vespertina / e dalle labbra appassionate prorompe una voce malata d’amore:]

«Dimmi, Notte, perché indugi, quando tramonterà questo giorno invidioso? / Su, alza la fiaccola che precede gli amori di Zeus / […] / Aggioga per me il tuo carro, Luna, anche tu portatrice di luce / diffondendo uno scintillio caro alle piante, perché questa unione / predice la nascita di Dioniso, che fa crescere le piante. / Sorgendo sul bel palazzo di Semele, / illumina il mio desiderio con la stella della dea di Cipro / e prolunga la dolce oscurità, ancella del talamo di Zeus». /

[Così parla il padre, a tali accenti induce la passione. / Per placare la sua impazienza, il cono d’ombra, / balzando su dalla terra, si leva immenso verso l’alto, / portando umide tenebre, / la cui ombra è opposta al giorno che tramonta. / È allora che Zeus nella foschia lascia la sua dimora stellata / per congiungersi a Semele].

Sul letto ora emette un muggito di toro, / […] / ora si cala nella parte di un leone dalla folta criniera; un’altra volta è pantera – deve generare un figlio audace, / conduttore di pantere e auriga di leoni –. / E ancora coronata dalle spire di serpenti, / come uno sposo, cinge la chioma con un nodo di vite, / agitando i capelli inanellati d’edera, color del vino, / intreccio ornamentale di Bacco. Serpente ora che striscia curvo, / lecca la pelle rosea del collo di quella coraggiosa fanciulla / con dolci labbra; insinuatosi sul suo petto, / s’avviluppa intorno alla rotondità dei seni sodi, / emettendo sibili nuziali e spargendo il dolce miele / d’uno sciame d’api, non il veleno micidiale del serpente. / […] /

[Tutta la terra s’illumina d’un sorriso e con foglie spontanee / una vigna corre intorno al letto di Semele; / i muri si coprono dei fiori di un giardino rugiadoso / in onore della nascita di Bromio, mentre sul letto senza nubi / all’interno del palazzo Zeus fa risuonare il rimbombo del tuono, / per annunciare i tamburini di Dioniso il Notturno].

[trad. di Daria Gigli Piccardi, 2003]